Identità comune, pluralismo metodologico e dialogo teoria–prassi nel counselling

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Identità comune, pluralismo metodologico e dialogo teoria–prassi nel counselling

Sintesi e riflessioni a partire dalla tavola rotonda CNCP del 4 ottobre 2025

Patrizia Belloi 

Abstract

Il presente contributo offre una rielaborazione teorica e critica dei contenuti emersi durante la tavola rotonda “Identità comune, pluralismo metodologico e dialogo teoria–prassi nel counselling”, promossa dal CNCP nell’ottobre 2025. L’iniziativa ha inteso delineare un percorso condiviso per la definizione di un’identità professionale comune del counsellor, capace di integrare la molteplicità degli orientamenti teorici e di consolidare un dialogo dinamico tra riflessione epistemologica e pratica relazionale. Le discussioni hanno evidenziato la necessità di una cornice scientifica comune, di una comunicazione professionale più coerente e di una rinnovata centralità dell’etica della relazione quale fondamento distintivo della disciplina.

Parole chiave: counselling, identità professionale, pluralismo metodologico, teoria e prassi, epistemologia, etica relazionale

Introduzione

Negli ultimi decenni il counselling in Italia ha conosciuto un processo di progressiva definizione epistemologica e professionale (CNCP, 2025). Tale processo, tuttavia, rimane attraversato da tensioni interpretative relative alla molteplicità degli approcci teorici, alla legittimazione scientifica e alla chiarificazione del ruolo del counsellor nella rete delle professioni di aiuto.

La tavola rotonda ha inteso rispondere a tali questioni promuovendo un dialogo costruttivo tra direttori di scuole, docenti e counsellor professionisti. L’obiettivo principale è stato quello di favorire la costruzione di un’identità comune fondata su due assi portanti: il pluralismo metodologico, inteso come risorsa e non come dispersione e il dialogo teoria–prassi, quale principio di coerenza e sviluppo professionale.

La tavola rotonda ha rappresentato un momento cruciale di riflessione collettiva sul presente e sul futuro della professione. Il confronto si è concentrato su tre questioni fondamentali che ne hanno orientato la discussione.

In primo luogo, è stato affrontato il tema della valorizzazione della diversità dei modelli teorici: come mantenere la pluralità di orientamenti senza cadere nella frammentazione disciplinare o nella perdita di coerenza epistemologica. Parallelamente, è stata approfondita la domanda su quali elementi comuni possano fondare un’identità professionale condivisa, capace di unire le diverse tradizioni teoriche in un orizzonte metodologico comune. Infine, il dibattito ha esplorato le modalità attraverso cui articolare un dialogo circolare tra teoria e prassi, affinché la riflessione concettuale e l’esperienza operativa possano alimentarsi reciprocamente, generando conoscenza e competenza.

Dal confronto è emersa una visione del counselling come campo pluralistico, riflessivo e relazionale, in cui la diversità dei modelli non costituisce una minaccia ma un potenziale di arricchimento. La sfida per il futuro non è l’uniformità teorica ma la capacità di sviluppare una cornice epistemologica comune che consenta ai diversi approcci di dialogare in modo scientificamente rigoroso e culturalmente coerente.

Il counselling è chiamato a definire la propria identità non “per differenza” da altre professioni d’aiuto, ma per affermazione positiva della propria specificità: l’attenzione alla relazione, alla consapevolezza e all’attivazione delle risorse personali del cliente.

In questa prospettiva, il counsellor del futuro dovrà essere un professionista riflessivo e competente, capace di operare in modo interdisciplinare mantenendo una chiara identità epistemologica, di integrare teoria e prassi in un processo continuo di apprendimento e revisione e di esercitare un’etica relazionale fondata su umiltà, consapevolezza e responsabilità.

Al tempo stesso, la crescita della professione passerà attraverso la ricerca empirica condivisa tra le scuole, strumento indispensabile per validare scientificamente le pratiche di counselling e per consolidarne il riconoscimento sociale. Sarà inoltre necessario rafforzare la comunicazione professionale, superando le definizioni per negazione e promuovendo un linguaggio chiaro e propositivo.

Il futuro della professione dipenderà, in ultima analisi, dalla sua capacità di evolversi come comunità scientifica riflessiva, capace di rinnovare se stessa senza perdere il proprio fondamento: la centralità della relazione come luogo di crescita, incontro e significato.

Come è stato osservato durante l’incontro, “non esiste il counsellor, ma i counsellor” (CNCP, 2025): l’identità del professionista non è un dato statico, bensì una costruzione intersoggettiva che si manifesta nel luogo della relazione d’aiuto.

Analisi tematica
1. La diversità come ricchezza epistemologica e come sfida professionale

Il pluralismo teorico rappresenta una delle caratteristiche fondative del counselling contemporaneo; tuttavia, tale molteplicità, se non governata da una cornice epistemologica condivisa, rischia di generare dispersione e indebolimento identitario.

Come sottolineato nel dibattito, la diversità deve essere “navigata e governata”: non ridotta a eclettismo, ma intesa come laboratorio riflessivo in cui le differenze divengono occasione di confronto metodologico e di apprendimento reciproco. Il pluralismo si configura non come somma di approcci, ma come campo dialogico in cui le pratiche e le teorie si interrogano vicendevolmente.

2. L’identità del counsellor come costruzione relazionale

Il tema dell’identità professionale è stato unanimemente riconosciuto come centrale. Secondo Timpanaro (2025), l’identità del counsellor non può essere ancorata esclusivamente al paradigma teorico di appartenenza, ma si radica nella qualità della relazione instaurata con il cliente. In questa prospettiva, la professionalità del counsellor si configura come “campo relazionale” (Rossi, 2025), dinamico e situato, dove teoria e prassi si co-generano.

L’identità del counsellor emerge così come esito di un processo dialogico e riflessivo, nel quale la competenza tecnica è inseparabile dalla postura etica ed esistenziale del professionista. Tale visione suggerisce un passaggio dalla logica dell’appartenenza scolastica a quella della comunità epistemica in cui le differenze diventano elementi di arricchimento e non di divisione.

3. Il dialogo teoria–prassi: la relazione come luogo di sintesi

Il rapporto tra teoria e prassi è stato individuato come il fulcro generativo del counselling. La teoria, intesa come sistema di significati e orientamenti, offre cornici di coerenza; la prassi, invece, ne costituisce la verifica viva, la traduzione esperienziale e la fonte di rinnovamento.

In tale prospettiva, il counsellor opera non come “applicatore di tecniche”, ma come praticante riflessivo, capace di costruire un intervento situato e dialogico. Questa concezione richiama la nozione di adattamento creativo, elaborata in ambito gestaltico.

4. Etica, umiltà e consapevolezza professionale

L’etica relazionale è emersa come principio regolativo imprescindibile del counselling. L’efficacia dell’intervento non dipende da protocolli standardizzati ma dalla capacità del counsellor di operare in modo adeguato “a quella persona, in quel momento, in quella relazione”.

L’umiltà, lungi dall’essere una forma di debolezza, si configura come disposizione epistemica e deontologica: essa implica consapevolezza dei propri limiti, apertura alla supervisione e disponibilità a mettere in discussione le proprie pratiche. Tale atteggiamento costituisce la condizione necessaria per un riconoscimento sociale maturo della professione.

5. Prospettive future: ricerca, formazione e comunicazione professionale

Nella parte conclusiva del confronto, è stato condiviso l’impegno ad avviare una ricerca scientifica coordinata dal CNCP, finalizzata all’analisi empirica di colloqui di counselling per individuare i fattori comuni della relazione d’aiuto.

Parallelamente, i partecipanti hanno sottolineato la necessità di:

rafforzare il rigore formativo e la cultura della supervisione;

costruire una comunicazione professionale chiara e propositiva, che definisca il counselling per ciò che è e non per ciò che non è;

adottare una postura professionale adulta, basata su competenza, etica e responsabilità.

Nel contesto delle trasformazioni globali – digitalizzazione, crisi ambientali, mutamenti sociali – il counsellor è chiamato a sviluppare competenze la capacità di apprendere continuamente dai propri processi e dalle proprie relazioni.

Conclusioni

Il confronto tra le scuole di counselling ha rivelato un campo disciplinare in evoluzione che tende a ridefinire la propria identità attraverso la coesistenza di pluralità e coerenza. L’identità comune non è sinonimo di uniformità ma di condivisione di principi fondanti: la centralità della relazione, la riflessività metodologica, l’etica della presenza e il continuo dialogo tra teoria e prassi.

Il counsellor del futuro sarà colui che saprà abitare questo spazio dinamico con competenza, umiltà e consapevolezza, contribuendo alla costruzione di una professione scientificamente fondata e socialmente riconosciuta.

Direttori di Scuole CNCP partecipanti alla Tavola rotonda

Dr. Fabrizio Rossi, Lasu 

Dr.Ssa Emilia Maria De Micheli, Centro J.E.T.

Dr. Carlo Timpanaro, IST. Adler

Dr.Ssa Elena Gigante, SIPGI


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