
Non è mai semplice intervenire quando una discussione prende una piega aspra e polemica.
La prima reazione è leggere tutto come un attacco o come un autogol che rischia di spaccare ulteriormente un percorso già complesso e di alimentare sfiducia in chi ha creduto e ancora crede nel valore di un progetto che ha l’ambizione di servire in modo finalmente efficace la causa del counselling.
Eppure, se ci fermiamo un momento, forse si apre una prospettiva diversa.
La politica – nel senso più vero e più serio del termine – vive di dialettica, di confronto tra posizioni diverse e persino di malintesi, ed è per questo una ricerca continua di una sintesi, che però non può nascere dal silenzio, ma dal conflitto riconosciuto e agito con responsabilità.
In questo senso, anche una critica dura, inaspettata e persino ingiusta, può svolgere il ruolo di portare alla luce nodi che meritano di essere discussi apertamente, consentendo di spostare la discussione dalle segrete stanze dei protagonisti istituzionali alla comunità professionale, rendendola visibile e accessibile a tutti.
Perciò non abbiamo, e non dobbiamo avere, nulla di cui risentirci o preoccuparci nemmeno quando la polemica possa apparire ingiusta e infondata; né noi del CNCP, che ne siamo stati oggetto, né le colleghe e i colleghi che, forse non senza imbarazzo, vi hanno assistito.
Prendiamo allora il buono, laddove c’è, e proviamo a dargli direzione.
UNICO nasce dalla volontà di sette associazioni professionali e rappresenta ancora oggi la parte più significativa della comunità professionale. Con la fatica inevitabile di ogni sintesi, ha avviato un percorso che ha già prodotto risultati importanti: il più rilevante è certamente l’adozione della laurea triennale quale requisito per l’accesso alla formazione, insieme a una prima spontanea uniformazione degli standard formativi, coerenti con la natura intellettuale della professione.
È ovvio che questo primo passo non basti. Il cammino deve proseguire, e proprio qui si apre la necessità di una discussione ampia e partecipata sul futuro della professione, sugli obiettivi, sulle strategie, sugli strumenti più adeguati per consentire al counselling di completare il proprio sviluppo e radicarsi, con competenza e credibilità, nella vita sociale, economica e culturale del Paese.
Per farlo, nel contesto italiano e alla luce della specificità del counselling così come si è sviluppato in Italia, occorrono però due ingredienti. La pazienza del confronto tra soggetti istituzionali e la possibilità di portare la discussione su un piano più ampio, pubblico, dove ciascuno possa esprimere la propria analisi e le proprie proposte senza che ciò venga interpretato come un tradimento del patto di collaborazione.
Per questa ragione, e per la responsabilità che tutto ciò comporta, serve guardare all’oggi piuttosto che al passato. Tanto più quando tra l’uno e l’altro, in realtà, non vi sia alcuno scarto sostanziale.
Chi, rispetto alla necessità di dare a UNICO una forma giuridica “forte e autorevole”, interpreta la posizione tenuta dal CNCP come un atteggiamento ostativo sbaglia per il solo fatto che confonde la critica rivolta al come con un rifiuto del cosa.
A oggi esiste una proposta sulla quale tre delle sette associazioni della rete non hanno ritenuto di poter aderire perché ritenuta inadeguata a rispondere alla mission per cui UNICO è nato. E a oggi esiste anche una proposta di revisione, presentata dal CNCP, che allo stesso modo le altre quattro associazioni non hanno condiviso. Niente di più che una normale dialettica di interlocuzione politica, in un tavolo che ha esattamente lo scopo di sviluppare percorsi di analisi e di sintesi condivisi, il cui processo non è mai scontato e non può che essere articolato e complesso.
Perché, dunque, scandalizzarsene?
Resta invece che, nel frattempo, con l’iniziale buona volontà di tutti, UNICO ha continuato a lavorare e sul tavolo sono atterrate tre proposte che intendono dare una risposta organicaalle sfide più essenziali che oggi incrociano l’intera categoria, laddove si propongono di agire su più piani nel concreto della situazione presente.
La vicenda del Programma GOL in Lombardia non ha fatto che ripresentarne l’urgenza, la cogenza e l’attualità, giacché, fintanto che non ci garantiremo il diritto di avere una norma tecnica (UNI) come previsto dalla Legge 4; finché attraverso una campagna di informazione mirata e nazionale, non saremo in grado di generare una corretta, completa e diffusa conoscenza della professione; finché non saremo capaci di istituire un registro unitario nazionale dei counsellor, autorevole per rappresentatività, trasparenza e conformità agli standard di qualità più elevati, i casi come il percorso GOL a 150 ore, i casi AUPI, il proliferare della pletora di sedicenti professionisti, nonché la nota attività di chi vuole ostacolare la professione a ogni costo, continueranno irrimediabilmente ad aver campo facile.
Va da sé che, nonostante – e forse anche grazie a – la polemica di questi giorni, continuiamo a ritenere UNICO non solo utile, ma vieppiù necessario, quale strumento essenziale a garantire una rappresentanza autorevole e un’attività efficace di coordinamento della politica a favore dell’intera categoria. Proprio per questo, non resta che riprendere il filo del discorso là dove si è interrotto e continuare ad abitare la fatica – ma anche la fecondità – del confronto.
A giugno prossimo il CNCP terrà il suo convegno annuale e si rende fin d’ora disponibile a modificarne il programma per ospitare un momento di dibattito pensato e costruito insieme a tutte le associazioni aderenti a UNICO e a tutte le colleghe e i colleghi interessati a partecipare. In quel contesto potremo dare spazio a ciò di cui sentiamo tutte e tutti il più grande bisogno: un confronto reale, aperto, franco e costruttivo; la possibilità di esprimere differenze, costruire sintesi attuali e immaginare insieme i percorsi futuri.
Nel frattempo ripartiamo sin da subito dai tre temi già sul tavolo, che attendono solo di essere portati a compimento e sui quali, anche a stare al merito della polemica sollevata, non sembra vi siano contrarietà di fondo.
Hic Rhodus, hic salta.